Autore: redazione

  • UPS Investirà 48 Milioni di Dollari in Strutture Logistiche a Temperatura Controllata per la Salute

    UPS Investirà 48 Milioni di Dollari in Strutture Logistiche a Temperatura Controllata per la Salute

    United Parcel Service (UPS) ha annunciato un investimento di 48 milioni di dollari in 27 nuove strutture a temperatura controllata, un passo strategico che si inserisce nel contesto di un settore della logistica sanitaria in forte espansione.

    Le nuove strutture, che saranno distribuite in diverse località nelle Americhe, in Europa e in Asia, sono progettate per gestire il trasporto di spedizioni che richiedono condizioni di temperatura specifiche. Questo investimento mira a mantenere UPS all’avanguardia in un mercato in crescita, caratterizzato da medicinali e prodotti farmaceutici, inclusi gli agonisti GLP-1, che necessitano di rigorosi controlli di temperatura per garantire la loro efficacia.

    Kate Gutmann, presidente di UPS per le soluzioni internazionali, sanitarie e della supply chain, ha dichiarato: “Le nostre strutture globali di cross-dock rafforzano le nostre capacità di cold-chain end-to-end per garantire che trattamenti critici vengano consegnati in modo sicuro e affidabile ai pazienti in tutto il mondo. Questo sforzo, e tutto il nostro lavoro nella logistica sanitaria, deriva da una profonda comprensione che stiamo facendo più che semplicemente spostare pacchi.”

    Secondo le stime di Growth Market Reports, la domanda per i biologici sensibili alla temperatura è prevista crescere a un tasso annuale composto dell’8,3% fino al 2033, raggiungendo un valore di mercato di circa 39,1 miliardi di dollari. UPS ha sottolineato che molti nuovi medicinali devono essere conservati a temperature specifiche per mantenere la loro efficacia, rendendo la logistica sanitaria più cruciale che mai.

    Un report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che fino al 50% dei vaccini globali viene sprecato ogni anno, con una parte significativa di questo spreco dovuta a problemi di stoccaggio nella catena del freddo.

    John Bolla, presidente di UPS Healthcare, ha affermato: “Questi investimenti riflettono il nostro impegno a continuare ad allineare la nostra catena di fornitura end-to-end per proteggere trattamenti e diagnosi innovativi, supportando migliori risultati per i pazienti.”

    La decisione di UPS di investire nel settore della logistica sanitaria giunge in un momento di crescente attenzione e investimenti in questo ambito, soprattutto con l’ascesa meteoritica dei farmaci GLP-1. Medicinali come Wegovy e Ozempic di Novo Nordisk richiedono rigorosi controlli di refrigerazione e temperatura durante il trasporto. Un sondaggio KFF ha rivelato che 1 americano su 8 sta assumendo GLP-1.

    Durante una recente call sugli utili, il CEO di UPS, Carol Tomé, ha sottolineato che la sanità rappresenta una delle principali priorità dell’azienda e uno dei suoi settori di maggiore crescita. “Il nostro portafoglio sanitario globale ha guadagnato quote di mercato ogni anno dal 2021”, ha dichiarato, aggiungendo che nel primo trimestre di quest’anno, UPS ha registrato entrate sanitarie per 3 miliardi di dollari, con tutti e tre i segmenti in crescita anno su anno.

    Tomé ha concluso evidenziando l’impegno di UPS a continuare a “investire in questo settore in modo significativo” per sostenere la crescente domanda di servizi logistici sanitari.

  • La BCE e l’Intelligenza Artificiale: Rischi e Opportunità nel Settore Finanziario

    La BCE e l’Intelligenza Artificiale: Rischi e Opportunità nel Settore Finanziario

    La crescente adozione dell’Intelligenza Artificiale (AI) nel settore finanziario solleva interrogativi importanti riguardo alla stabilità economica dell’Eurozona. Claudia Buch, presidente del consiglio di vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE), ha recentemente sottolineato la necessità di monitorare i rischi associati all’uso dell’AI, in particolare quando molte istituzioni finanziarie si rivolgono a un numero limitato di fornitori tecnologici.

    In una lettera indirizzata a un europarlamentare, Buch ha avvertito che, sebbene l’AI possa migliorare l’efficienza operativa e facilitare l’individuazione dei rischi, potrebbe anche amplificare le vulnerabilità esistenti. Questo rischio aumenta quando diverse istituzioni utilizzano gli stessi modelli, dati o infrastrutture cloud, creando una dipendenza che potrebbe risultare sistemica. Un malfunzionamento di strumenti di AI ampiamente utilizzati potrebbe colpire simultaneamente molte aziende, generando effetti a catena devastanti.

    La BCE, pertanto, continua a valutare gli sviluppi dell’AI attraverso un attento monitoraggio della stabilità finanziaria e della vigilanza macroprudenziale. Questo lavoro è svolto in coordinamento con le autorità europee, nazionali e internazionali, per garantire che i rischi siano gestiti in modo efficace.

    Attualmente, le autorità macroprudenziali hanno concluso che gli strumenti disponibili non sono sufficienti per affrontare adeguatamente i rischi informatici derivanti dall’uso dell’AI. La BCE è attivamente coinvolta nel Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) e nel Financial Stability Board (FSB), che stanno lavorando per sviluppare strategie più robuste in risposta a queste sfide emergenti.

    In conclusione, mentre l’Intelligenza Artificiale offre opportunità significative per il settore finanziario, è fondamentale che le istituzioni rimangano vigili e preparate ad affrontare i potenziali rischi associati a questa tecnologia in rapida evoluzione.

  • Mercato del lavoro italiano: a marzo 2026 +340 mila posti nel settore privato

    Mercato del lavoro italiano: a marzo 2026 +340 mila posti nel settore privato

    Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali di ripresa. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’INPS, a marzo 2026 il saldo annualizzato del settore privato ha raggiunto quota +340 mila posti di lavoro, confermando una dinamica occupazionale favorevole.

    Il saldo, calcolato sulla differenza tra assunzioni e cessazioni avvenute negli ultimi dodici mesi, evidenzia una crescita significativa, trainata principalmente dai contratti a tempo indeterminato, che hanno registrato un incremento di 278 mila rapporti di lavoro. Anche altre tipologie contrattuali hanno mostrato un andamento positivo, con un incremento complessivo di 62 mila posti.

    Tra le diverse categorie contrattuali, i contratti intermittenti hanno visto un aumento di 39 mila unità, seguiti dai contratti stagionali (+28 mila), a tempo determinato (+6 mila) e in somministrazione (+5 mila). Tuttavia, i rapporti di apprendistato hanno subito una flessione, con una diminuzione di 16 mila posti.

    Nei primi tre mesi del 2026, i datori di lavoro privati hanno attivato complessivamente 1,9 milioni di nuovi rapporti di lavoro, mantenendo un dato stabile rispetto allo stesso periodo del 2025. A fronte di una riduzione delle assunzioni a tempo indeterminato (-25 mila), a tempo determinato (-21 mila) e in apprendistato (-5.600), a compensare sono stati soprattutto i contratti stagionali (+23 mila), intermittenti (+21.500) e in somministrazione (+8.600).

    Le trasformazioni dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato hanno raggiunto le 202 mila unità, circa 15 mila in meno rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. Anche le conferme degli apprendistati al termine del percorso formativo sono passate da 31 mila a 30 mila, mostrando una leggera flessione.

    Le cessazioni dei rapporti di lavoro nel primo trimestre del 2026 ammontano a 1,527 milioni, con una diminuzione di circa 17 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2025. Questa riduzione ha interessato principalmente i contratti a tempo determinato (-15 mila), quelli a tempo indeterminato (-14 mila) e gli apprendistati (-3.700). Al contrario, sono aumentate le cessazioni dei rapporti intermittenti (+10 mila), in somministrazione (+4.800) e stagionali (+800).

    Le attivazioni di rapporti di lavoro incentivati nel primo trimestre del 2026 hanno mostrato una contrazione del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una particolare riduzione dell’esonero giovani, calato del 54,8%. Le diminuzioni per gli incentivi destinati alle donne sono state più contenute (-2,4%), così come quelle delle altre misure agevolative (-10,2%).

    Secondo l’INPS, questa dinamica è legata anche al fatto che nel primo trimestre dell’anno non erano ancora state pubblicate le circolari attuative relative alle misure prorogate per il 2026.

    Nel comparto della somministrazione, si osserva una dinamica differenziata: nei primi tre mesi del 2026, le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite del 43%, mentre quelle a termine sono aumentate (+6%). Una tendenza simile si riscontra anche nelle cessazioni, con un calo dei contratti a tempo indeterminato (-2%) e un aumento di quelli a termine (+3%). Nonostante queste fluttuazioni, il saldo annuale del settore resta comunque positivo, con +5 mila posti a marzo 2026.

    Il lavoro occasionale ha registrato un incremento, con circa 19 mila lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO), in crescita del 3% rispetto allo stesso mese del 2025. La remunerazione media mensile lorda per questi lavoratori si attesta a 239 euro. Crescono anche i lavoratori pagati attraverso il Libretto Famiglia, che raggiungono circa 13 mila unità (+2%), con una remunerazione media mensile lorda di 189 euro.

  • Binance interrompe l’operatività in Europa: cosa significa per i clienti

    Binance interrompe l’operatività in Europa: cosa significa per i clienti

    Il conto alla rovescia è iniziato. Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo, dovrà interrompere la sua operatività in Italia e nel resto d’Europa a partire dal 1° luglio 2026. Questo provvedimento è stato adottato poiché l’azienda non è riuscita a ottenere in tempo utile una licenza europea valida nell’ambito del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets).

    Il 1° luglio segna la fine del periodo transitorio previsto dal regolamento MiCA: da quel giorno, qualsiasi exchange privo dell’autorizzazione CASP (Crypto-Asset Service Provider) non potrà più servire legalmente i clienti nei 27 Paesi dell’Unione Europea.

    Le rassicurazioni di Binance

    In una nota ufficiale, Binance ha comunicato di aver ritirato la domanda presentata alla greca Hellenic Capital Market Commission (HCMC) dopo mesi di trattative senza esito, decidendo di proseguire il percorso autorizzativo in un altro Stato membro dell’Unione Europea. “Abbiamo preso questa decisione dopo un’attenta valutazione dello stato e delle tempistiche del processo in Grecia, ponendo al centro gli interessi dei nostri utenti”, ha dichiarato la società.

    Binance ha sottolineato di aver collaborato in modo costruttivo con l’HCMC, ma in assenza di una decisione formale e con la scadenza del periodo di transizione MiCA, ha ritenuto necessario procedere per garantire maggiore chiarezza ai propri utenti e continuare a perseguire un percorso conforme e a lungo termine in Europa.

    Gillian Lynch, responsabile per l’Europa e il Regno Unito, ha dichiarato a Reuters: “Binance non sta lasciando l’Europa” e si è dichiarata fiduciosa di ottenere una licenza nei prossimi mesi.

    Le problematiche da affrontare

    Tuttavia, il ritardo nell’ottenimento della licenza è attribuibile a problematiche legate ai regolatori, che avrebbero espresso perplessità sui trascorsi dell’azienda in materia di antiriciclaggio e sulla complessa struttura societaria del gruppo.

    Opzioni per i clienti di Binance

    Con una comunicazione inviata via e-mail, Binance ha chiarito quali operazioni saranno consentite dopo il 1° luglio. I clienti non perderanno i loro fondi, ma non sarà più possibile effettuare nuovi ordini e depositi. La funzione di conversione resterà attiva solo per le vendite, mentre sarà sempre possibile effettuare prelievi, anche dopo la scadenza del 1° luglio. L’azienda ha rassicurato che le criptovalute e gli euro presenti sui conti non verranno bloccati.

    Gli investitori hanno due opzioni principali: trasferire i propri asset verso un wallet auto-ospitato sotto il proprio controllo o spostarli verso un altro operatore regolarmente autorizzato MiCA. Gli analisti consigliano anche di scaricare e archiviare lo storico completo delle transazioni per eventuali necessità fiscali.

  • La Commissione UE designa Amazon e Microsoft come ‘gatekeeper’ nel settore cloud

    La Commissione UE designa Amazon e Microsoft come ‘gatekeeper’ nel settore cloud

    La Commissione Europea ha recentemente comunicato ad Amazon e Microsoft la sua posizione preliminare, suggerendo che i loro servizi di cloud computing, rispettivamente Amazon Web Services (AWS) e Microsoft Azure, dovrebbero essere designati come ‘gatekeeper’ ai sensi del Digital Markets Act (DMA).

    Secondo la Commissione, AWS e Azure, i principali servizi di cloud computing nell’Unione Europea, rappresentano un importante punto di accesso tra le imprese e i loro clienti. Tuttavia, è stato specificato che non soddisfano le soglie quantitative previste dal DMA per questa designazione.

    Amazon e Microsoft sono già stati riconosciuti come ‘gatekeeper’ per altri servizi, evidenziando il loro significativo impatto sul mercato interno. I servizi cloud di AWS e Azure hanno raggiunto fatturati notevoli, e la loro capacità operativa, insieme agli investimenti, supera di gran lunga quelli dei concorrenti, come riportato in una nota dell’esecutivo UE. Entrambe le aziende vantano una vasta e consolidata base di utenti e beneficiano di effetti di lock-in e di elevati costi di switching, oltre a un ampio ecosistema.

    In aggiunta, il portafoglio di strumenti di Intelligenza Artificiale (AI) e le partnership di Amazon e Microsoft sono diventati fattori decisivi nell’approvvigionamento di servizi cloud. La leadership di mercato di AWS e Azure è dimostrata dalla loro posizione consolidata nel settore del cloud computing nell’UE, mantenuta per molti anni.

    “In Europa, dipendiamo sempre più dai servizi di cloud computing”, ha commentato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per la transizione pulita, giusta e competitiva. “Dai consumatori alle imprese, grandi e piccole, fino alle pubbliche amministrazioni. L’importanza di questi servizi è destinata a crescere ulteriormente, motivo per cui è essenziale garantire un mercato efficiente e competitivo, con condizioni di parità per tutti i fornitori di servizi cloud. Ciò contribuirà a garantire l’accesso a servizi cloud sicuri, sostenibili e interoperabili in Europa.”

    La Commissione ha sottolineato che, in via preliminare, i servizi cloud di Amazon e Microsoft dovrebbero rientrare nell’ambito del DMA. Amazon e Microsoft hanno ora la possibilità di rispondere a questa posizione prima che vengano prese decisioni definitive, nel rispetto dei loro diritti di difesa e dello stato di diritto.

  • Inflazione negli Stati Uniti: il tasso core raggiunge il 3,4% a maggio

    Inflazione negli Stati Uniti: il tasso core raggiunge il 3,4% a maggio

    Il tasso di inflazione core negli Stati Uniti ha raggiunto il 3,4% a maggio 2026, segnando il livello più alto dal 2023. Questo dato, che esclude i prezzi di cibo ed energia, è in linea con le aspettative degli analisti e rafforza il discorso rigoroso della Federal Reserve riguardo all’inflazione.

    Secondo il rapporto del Dipartimento del Commercio, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) ha mostrato un incremento annuale del 4,1%, il più alto dal mese di aprile 2023. Su base mensile, l’indice PCE è aumentato dello 0,4%, con una lettura annuale che corrisponde alle previsioni, ma una lettura mensile inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto alle attese.

    La Federal Reserve considera sia il tasso headline che quello core, ma tende a ritenere il secondo come un indicatore più affidabile delle tendenze a lungo termine. Quest’anno, l’inflazione è stata principalmente influenzata dall’aumento dei prezzi dell’energia, in gran parte a causa della guerra in Iran, che ha avuto ripercussioni su altri settori dell’economia.

    Nonostante l’elevato tasso di inflazione, la spesa dei consumatori ha mostrato segni di resilienza. Le spese per consumi personali sono aumentate dello 0,7% a maggio, superando le previsioni di 0,1 punti percentuali e risultando superiori al tasso di inflazione. Anche il reddito personale ha registrato un incremento dello 0,7%, ben al di sopra della previsione del 0,4%. Il tasso di risparmio personale è salito al 3%.

    Questi dati arrivano dopo un discorso del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, che ha sottolineato l’importanza della stabilità dei prezzi. Warsh ha affermato che il Comitato Federale di Mercato Aperto si impegnerà a garantire la stabilità dei prezzi, dopo aver mancato l’obiettivo di inflazione del 2% per cinque anni consecutivi. Inoltre, i funzionari della Fed hanno rimosso indicazioni su possibili tagli dei tassi, suggerendo invece la possibilità di un aumento.

    Il contesto inflazionistico, tuttavia, si complica. I funzionari della Fed tendono a ignorare i picchi di prezzo causati da fattori esterni come l’energia, ma ci sono crescenti preoccupazioni che gli aumenti dei prezzi stiano diventando più diffusi e siano influenzati anche da dazi commerciali.

    Altri dati recenti indicano che l’economia statunitense si trova in una posizione relativamente forte. Il prodotto interno lordo (PIL) è aumentato a un tasso annualizzato del 2,1% nel primo trimestre, superando le previsioni di crescita dell’1,7%. Questo incremento è stato in parte attribuito a una revisione al ribasso delle importazioni, che influiscono negativamente sul PIL.

    Inoltre, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese a 215.000 per la settimana conclusasi il 20 giugno, in calo di 12.000 rispetto alla settimana precedente e migliore della stima di 223.000.

  • Settimo Rapporto Assogestioni-Censis: La Previdenza Complementare in Italia

    Settimo Rapporto Assogestioni-Censis: La Previdenza Complementare in Italia

    Il Settimo Rapporto Assogestioni-Censis, presentato a Roma, offre un’analisi approfondita sul rapporto degli italiani con la previdenza complementare. Realizzato dall’associazione italiana del risparmio gestito in collaborazione con il Censis, questo report si inserisce nel contesto delle recenti novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, a oltre trent’anni dalla Riforma Dini del 1995.

    La ricerca, condotta su un campione di lavoratori italiani di età compresa tra i 18 e i 50 anni, rivela che, nonostante la consapevolezza dell’importanza della previdenza integrativa, molti continuano a conoscerla poco e a rimandarne la scelta. Infatti, il 76,1% dei lavoratori che ha familiarità con la previdenza complementare la considera una possibile soluzione per mantenere o migliorare il proprio tenore di vita da pensionato. Tuttavia, i tassi di adesione a queste forme di previdenza rimangono inferiori al 40% della forza lavoro.

    Un dato preoccupante è che solo il 28,9% dei lavoratori afferma di conoscere bene la previdenza complementare. Il 57,6% ha una conoscenza generale, mentre il 13,5% non la conosce affatto. Solo il 17,0% ha una comprensione effettiva dei meccanismi di base, e appena il 6,0% è a conoscenza delle novità normative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Inoltre, per il 55,8% degli intervistati, le informazioni sulla previdenza complementare sono poco chiare, e il 18,3% ha ricevuto informazioni false.

    La procrastinazione è un altro fattore che ostacola l’adesione alla previdenza complementare. Il 45,0% dei lavoratori ritiene di avere altre priorità al momento, mentre il 51,3% è convinto che pianificare la pensione non abbia senso a causa delle frequenti modifiche delle normative.

    Le aspettative riguardo alla pensione pubblica sono basse: in media, i lavoratori si aspettano una pensione pari al 48,4% della propria retribuzione. I dipendenti prevedono una pensione del 49,7%, mentre gli autonomi si aspettano il 41,5%. Il 76,6% dei lavoratori crede che l’aumento dell’età pensionabile non garantirà pensioni adeguate, e l’80,3% è convinto che i giovani non avranno una pensione dignitosa.

    Riguardo all’età pensionabile desiderata, il 64,8% dei lavoratori vorrebbe andare in pensione entro i 60 anni. Questo desiderio è condiviso da diverse fasce d’età: il 68,1% dei 18-35enni, il 65,1% dei 36-45enni e il 59,3% dei 46-50enni. Tuttavia, l’età media attesa per il pensionamento è di 69 anni, con il 67,8% dei più giovani che prevede di andare in pensione a 70 anni o oltre.

    Un elemento chiave per incentivare l’adesione alla previdenza complementare è la consulenza. Il 55,0% dei lavoratori che conosce la previdenza afferma che un consulente esperto potrebbe aiutarli a decidere di iscriversi. Inoltre, il 55,9% apprezzerebbe il supporto di professionisti per comprendere meglio le opportunità e i rischi delle varie forme di previdenza.

    Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni, ha dichiarato: “Quella sulla previdenza complementare è una riforma attesa da molto tempo e rappresenta un’occasione concreta per avvicinare più lavoratori al secondo pilastro. Le nuove misure possono dare una spinta importante alle adesioni, ma serve una comunicazione efficace per tradurre questo potenziale in partecipazione effettiva.”

    Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni, ha aggiunto: “La previdenza complementare non è soltanto una risposta ai bisogni futuri dei lavoratori, ma anche un elemento di stabilità per l’intero sistema finanziario. Investitori istituzionali più solidi possono contribuire a una sana allocazione del capitale, sostenendo lo sviluppo dei mercati e dell’economia reale.”

    Questi risultati evidenziano la necessità di un’azione concertata per migliorare l’alfabetizzazione previdenziale e incentivare una maggiore partecipazione alla previdenza complementare in Italia.

  • Deghi multata per pratiche commerciali scorrette: 2 milioni di euro di sanzione

    Deghi multata per pratiche commerciali scorrette: 2 milioni di euro di sanzione

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha recentemente inflitto una sanzione di 2 milioni di euro alla società Deghi per pratiche commerciali scorrette. La decisione è stata presa a seguito di un’indagine che ha rivelato l’uso frequente, da parte dell’azienda, di un sistema di “contatore alla rovescia” per pubblicizzare sconti temporanei.

    Secondo quanto accertato dall’Autorità, dal gennaio 2024 fino alla fine di dicembre 2025, Deghi ha utilizzato questa tecnica per presentare offerte che, al termine del periodo indicato, si rinnovavano automaticamente alle stesse condizioni economiche, accompagnate da un nuovo “contatore”. Questo comportamento ha portato a una rappresentazione ingannevole dei prezzi e degli sconti di numerosi prodotti venduti come “in promozione” sul sito ufficiale dell’azienda.

    Questa pratica è stata classificata come un esempio di “dark pattern”, una tecnica di manipolazione progettata per indurre i consumatori all’acquisto attraverso un senso di urgenza artificiale. L’uso del contatore alla rovescia crea un limite temporale fittizio, sfruttando l’”euristica della scarsità”, un fenomeno psicologico che spinge i consumatori a prendere decisioni d’acquisto affrettate.

    La decisione dell’Autorità di sanzionare Deghi si inserisce in un contesto più ampio di attenzione crescente verso le pratiche commerciali scorrette nel settore e-commerce. Le autorità di regolamentazione stanno intensificando i controlli per garantire che le aziende rispettino le normative e tutelino i diritti dei consumatori.

    In conclusione, la multa di 2 milioni di euro rappresenta un chiaro segnale che le pratiche ingannevoli non saranno tollerate e che le aziende devono operare con trasparenza e correttezza nei confronti dei propri clienti.

  • Alice Pizza passa a Made in Italy Fund II: un nuovo capitolo per la catena di pizzerie

    Alice Pizza passa a Made in Italy Fund II: un nuovo capitolo per la catena di pizzerie

    Green Arrow Capital ha annunciato la cessione del 100% di Alice Pizza a Made in Italy Fund II, in collaborazione con Capdesia Group e altri co-investitori. L’accordo, che rappresenta un importante passo per l’espansione della catena, è previsto per essere perfezionato entro l’inizio di settembre 2026.

    Alice Pizza, fondata a Roma nel 1989, è la più grande catena italiana di pizza fast casual, con una rete di 231 punti vendita, di cui 220 in Italia e 11 all’estero. La catena è presente in paesi come Francia, Spagna, Malta, Hong Kong e Stati Uniti, con un modello di business che prevede un 50% di punti vendita gestiti direttamente e un 50% in franchising.

    Nel 2025, Alice Pizza ha registrato un fatturato superiore a 115 milioni di euro, inclusi i ricavi provenienti dai franchisee, e un margine operativo lordo consolidato di 12,6 milioni di euro, corrispondente a un margine del 20% sui ricavi netti. Questi risultati evidenziano la solidità del brand e la sua capacità di attrarre investimenti significativi.

    L’operazione segna la conclusione di un percorso di crescita supportato dal fondo Taste of Italy, che deteneva indirettamente circa il 70% della società. Durante il periodo di investimento, il fondo ha focalizzato i suoi sforzi sul rafforzamento del brand e sull’espansione internazionale, contribuendo a un’evoluzione significativa della catena.

    Un elemento chiave del successo di Alice Pizza è rappresentato dall’Accademia di Alice, fondata nel 2013. Questa struttura non solo funge da scuola di formazione per pizzaioli, ma è anche un centro di ricerca e sviluppo di nuove ricette e un veicolo per trasmettere la cultura e i valori aziendali. Con l’acquisizione da parte di Made in Italy Fund II, ci si aspetta che Alice Pizza possa continuare a crescere e a innovare nel settore della ristorazione.

  • Italiani e fluttuazioni dei prezzi energetici: come affrontare la volatilità

    Italiani e fluttuazioni dei prezzi energetici: come affrontare la volatilità

    Milano, 25 giugno 2026 – Le recenti tensioni geopolitiche hanno messo sotto pressione i mercati energetici, portando le famiglie italiane a prestare maggiore attenzione alle fluttuazioni dei prezzi di luce e gas. Secondo il Pulsee Luce e Gas Index, realizzato in collaborazione con NielsenIQ, il 96% degli italiani ha già adottato misure per ridurre i propri consumi energetici.

    Nonostante l’accordo sullo Stretto di Hormuz abbia attenuato le tensioni immediate, la preoccupazione rimane alta. L’86% degli intervistati è ansioso per possibili nuove oscillazioni dei prezzi, con l’82% che prevede un impatto significativo sulla spesa familiare nei prossimi mesi. Queste preoccupazioni non sono infondate: oltre la metà del campione, il 53%, ha già notato variazioni rilevanti nelle bollette, con un predominio di aumenti.

    In questo contesto, l’energia domestica è diventata una spesa che richiede attenzione quotidiana. Gli italiani si dimostrano sempre più preparati, con il 96% che ha adottato almeno un accorgimento per ridurre i consumi. Tra queste misure, sette su dieci hanno ridotto i consumi giornalieri, il 45% ha spostato i consumi nelle fasce orarie più convenienti e il 40% utilizza elettrodomestici efficienti.

    Le famiglie italiane non si limitano a modificare i propri comportamenti, ma cercano anche soluzioni più strutturate. L’87% degli intervistati considera fondamentale monitorare attentamente i consumi domestici, mentre l’11% ha già optato per offerte con prezzi più prevedibili nel tempo o con un tetto massimo. Inoltre, il 72% degli italiani manifesta interesse verso l’autoproduzione di energia, spinto dalla volontà di risparmio e autonomia energetica, sebbene il 52% sia frenato dai costi iniziali elevati.

    Guardando al futuro, il 71% degli italiani prevede di prestare maggiore attenzione verso soluzioni energetiche più sostenibili. Il 61% sarebbe interessato a ricevere supporto o consulenza mirata dal proprio fornitore per rendere la casa più efficiente. In questo nuovo scenario, il concetto di convenienza si sta trasformando: non basta più il prezzo basso. Gli italiani chiedono maggiore prevedibilità, chiarezza e protezione.

    Il 50% cerca un equilibrio tra risparmio e stabilità, mentre il 22% preferisce una spesa stabile e senza sorprese, anche se non è l’opzione più economica. Solo il 15% punta esclusivamente al prezzo più basso, accettando la variabilità. L’82% ritiene importante avere accesso a soluzioni che limitino il rischio di aumenti eccessivi, e il 35% apprezzerebbe meccanismi in grado di proteggerlo dai forti rialzi, senza rinunciare alla possibilità di beneficiare dei cali di prezzo.

    In risposta a queste esigenze, Pulsee Luce e Gas, la società per le utenze domestiche di Axpo Italia, ha sviluppato un ecosistema di soluzioni pensate per trasformare la preoccupazione in controllo. Luce Limit.e è un’offerta a prezzo variabile con un tetto massimo alla componente energia per 12 mesi, che funge da scudo anti-rincaro, permettendo di beneficiare dei ribassi di mercato. L’Energimetro, un servizio basato su intelligenza artificiale, consente ai clienti di monitorare i consumi energetici, ricevere suggerimenti personalizzati e potenzialmente ridurre la spesa fino al 10%.

    Per chi desidera una stabilità a lungo termine, Luce e Gas Relax Fix mantiene lo stesso prezzo per 36 mesi, rendendo la spesa dipendente solo dai consumi effettivi. Tutte le soluzioni integrate utilizzano energia certificata da fonti rinnovabili, rispondendo così alla crescente sensibilità ambientale degli italiani, con il 66% interessato a offerte green e il 54% convinto che le rinnovabili possano contribuire a ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi.