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  • Il Pil dell’Eurozona scende dello 0,2% nel primo trimestre del 2026

    Il Pil dell’Eurozona scende dello 0,2% nel primo trimestre del 2026

    Secondo i dati pubblicati da Eurostat, il Prodotto Interno Lordo (Pil) dell’area euro ha registrato una diminuzione dello 0,2% nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente. Questa revisione al ribasso è in contrasto con le aspettative del consensus, che prevedeva una stabilità con un incremento dello 0,1%. Anche nell’Unione Europea, il Pil ha mostrato un calo dello 0,1%.

    Nel quarto trimestre del 2025, il Pil aveva evidenziato un aumento dello 0,2% in entrambe le aree, segnalando un significativo rallentamento dell’attività economica. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato ha mostrato un incremento dello 0,3% nell’area euro e dello 0,7% nell’Unione Europea. Questo rappresenta un notevole abbassamento rispetto ai tassi di crescita del quarto trimestre del 2025, quando l’area euro aveva registrato un +1,2% e l’Unione Europea un +1,4%.

    In contrasto con la situazione europea, gli Stati Uniti hanno visto un aumento del Pil dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, dopo un incremento dello 0,1% nel quarto trimestre del 2025. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil americano è aumentato del 2,6%, rispetto al 2% del trimestre precedente.

    Tra i paesi dell’Eurozona, la Danimarca ha registrato l’aumento maggiore nel primo trimestre del 2026, con un +1,9% rispetto al trimestre precedente. Seguono Estonia e Malta, entrambe con un +1,1%. Tuttavia, si sono verificati cali significativi in Irlanda (-12,1%), il cui Pil è soggetto a fluttuazioni a causa della presenza di multinazionali, oltre a diminuzioni in Lituania (-0,3%), Svezia (-0,2%) e Francia (-0,1%).

    Analizzando i fattori che hanno influenzato la crescita del Pil nell’area euro, si evidenzia che la spesa per consumi finali delle famiglie ha avuto un impatto positivo, contribuendo con +0,1 punti percentuali sia per l’area euro che per l’Unione Europea. Anche la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche ha avuto un effetto positivo, con un contributo simile. Tuttavia, la formazione lorda di capitale fisso ha mostrato un risultato negativo, con un impatto di -0,1 punti percentuali per entrambe le aree. La variazione delle scorte ha avuto un effetto negativo per l’area euro (-0,1 punti percentuali) e trascurabile per l’Unione Europea, mentre le esportazioni meno importazioni hanno contribuito negativamente sia per l’area euro (-0,3 punti percentuali) che per l’Unione Europea (-0,2 punti percentuali).