Finanza

UniCredit ottiene l’autorizzazione BCE per il Danish compromise: un passo avanti nella gestione patrimoniale

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In Breve

Cosa ha ottenuto UniCredit dalla BCE?
UniCredit ha ottenuto l'autorizzazione per applicare il Danish compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali.
Qual è il beneficio stimato per UniCredit?
Si stima un beneficio di circa 52 punti base sul coefficiente CET1 a partire dal terzo trimestre 2026.
Qual è l'importanza del Danish compromise per le partecipazioni in Generali?
Rende la posizione patrimoniale di UniCredit in Generali meno onerosa.

UniCredit ha recentemente annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione dalla Banca Centrale Europea (BCE) per applicare la metodologia del Danish compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo. Questo nuovo approccio consente di ponderare per il rischio le partecipazioni assicurative, piuttosto che dedurle dal capitale regolamentare. Si stima che, basandosi sulla situazione del secondo trimestre 2026, il gruppo beneficerà di un incremento di circa 52 punti base sul coefficiente CET1 a partire dalla rendicontazione del terzo trimestre 2026.

Il percorso per ottenere questa autorizzazione è iniziato nel settembre 2024, con l’internalizzazione delle attività di bancassicurazione vita in Italia. L’operazione è stata completata nel giugno 2025, dopo di che UniCredit ha formalmente richiesto il riconoscimento della nuova metodologia.

Questa autorizzazione ha un’importanza particolare nel contesto delle partecipazioni di UniCredit in Generali, di cui detiene l’8,8%. Con l’applicazione del Danish compromise, la posizione patrimoniale del gruppo diventa meno onerosa, proprio mentre Generali è al centro di significativi sviluppi strategici.

Inoltre, l’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps evidenzia il riconoscimento del Danish compromise come un elemento cruciale. Intesa, già classificata come conglomerato finanziario, ha dichiarato che manterrà la sua partecipazione in Generali come investimento azionario non di controllo, continuando a contabilizzare secondo il metodo del patrimonio netto.

Un’alternativa proposta dal CEO di Mps, Luigi Lovaglio, prevede una configurazione che include Mps, BancoBpm e Banca Generali, la quale porterebbe a una riduzione della quota di Monte in Generali dal 13,2% all’8,8%, a condizione che ci sia adesione integrale alle offerte e ai concambi prospettati.

Il piano complessivo, inclusa l’applicazione del Danish compromise, sarà ora sottoposto all’attenzione dei soci durante l’assemblea prevista per il 29 ottobre.

redazione

Autore della redazione di Prima Economia.

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