In Breve
- Qual è la crescita del turismo in Sardegna nel 2026?
- Il turismo in Sardegna ha registrato un aumento del 4,0% negli arrivi e del 4,6% nelle presenze nei primi otto mesi del 2026.
- Quali sono le sfide principali per il turismo in Sardegna?
- Le principali sfide includono la stagionalità e la concentrazione dei flussi turistici nelle aree costiere.
- Come si può migliorare l'accessibilità in Sardegna?
- È necessario aumentare i collegamenti aerei in inverno e sviluppare trasporti interni affidabili.
Nei primi otto mesi del 2026, il turismo in Sardegna ha registrato un incremento significativo, con 3,32 milioni di arrivi e 13,83 milioni di presenze nelle strutture alberghiere ed extralberghiere, escludendo le locazioni private. Rispetto allo stesso periodo del 2025, si è registrato un aumento del 4,0% negli arrivi e del 4,6% nelle presenze, corrispondenti a circa 606 mila pernottamenti aggiuntivi. La spesa dei turisti, misurata attraverso le transazioni Mastercard, ha visto un incremento di circa il 10%, mentre il numero di passeggeri nei tre principali aeroporti sardi è aumentato del 9,25%.
Tuttavia, la stagionalità continua a rappresentare una sfida cruciale per il settore. Nel 2025, il 63,2% delle presenze turistiche si è concentrato nei mesi estivi, da giugno ad agosto, mentre solo il 3,8% è stato registrato tra novembre e marzo. La durata media del soggiorno varia notevolmente: 4,94 notti in alta stagione contro 2,21 nei mesi invernali. Questa situazione evidenzia l’urgenza di attrarre nuovi visitatori e incentivare soggiorni più prolungati.
Un altro aspetto critico è la distribuzione geografica dei flussi turistici, che risulta fortemente sbilanciata verso le coste. Nel 2026, il 93,3% dei posti letto si trova nei comuni litoranei, mentre solo il 7,2% degli arrivi e il 4,1% delle presenze sono attribuibili ai comuni non litoranei. I dieci comuni costieri più visitati accumulano oltre la metà delle presenze totali dell’isola, lasciando le altre aree con un’attività turistica insufficiente a sostenere una filiera produttiva di reddito e occupazione durante tutto l’anno.
Per ampliare la filiera turistica, è fondamentale sviluppare prodotti di qualità, riconoscibili e fruibili. Eventi locali e sagre possono valorizzare le comunità e le produzioni, ma non sono sufficienti da soli. È necessario garantire l’apertura di siti archeologici e culturali, organizzare esperienze ambientali ed enogastronomiche, e fornire strutture ricettive adeguate e servizi affidabili. Inoltre, il turismo congressuale potrebbe contribuire ad attrarre visitatori anche durante la bassa stagione, se supportato da spazi e professionalità adeguate.
Un ulteriore nodo da affrontare è l’accessibilità. Il divario tra la rete aerea estiva e quella invernale è significativo: Cagliari, ad esempio, dispone di 109 collegamenti programmati in estate, che scendono a soli 38 in inverno, con le rotte internazionali che passano da 68 a 13. Nonostante ciò, il trend stagionale mostra un aumento rispetto alla stagione precedente, con cinque rotte in più e un incremento dei voli del 18% e dei posti disponibili del 17%.
Nel Nord Sardegna, la stagionalità è altrettanto marcata: Alghero offre 48 collegamenti estivi (di cui 30 internazionali) e Olbia raggiunge 89 destinazioni. Tuttavia, per Olbia, Volotea conferma l’operatività invernale solo per cinque destinazioni, mentre Ryanair ha annunciato riduzioni nel numero di voli. Per garantire la sostenibilità dei voli esistenti e svilupparne di nuovi, è essenziale che ci sia una domanda sufficiente, supportata da prodotti realmente acquistabili e da trasporti interni affidabili.
In conclusione, per trasformare la crescita dei flussi turistici in una produzione di ricchezza più distribuita e meno stagionale, è necessario investire nelle strutture, migliorare la qualità dei servizi e garantire l’accessibilità ai territori. Solo così la Sardegna potrà affrontare le sfide attuali e cogliere le opportunità future nel settore turistico.
