In Breve
- Cosa prevede la legge elettorale Melonellum?
- Prevede un sistema proporzionale con un premio di coalizione per chi supera il 42% dei voti.
- Quali sono le principali controversie emerse?
- Le controversie riguardano le liste bloccate e l'obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio.
- Quando è prevista l'approvazione definitiva della legge?
- L'approvazione definitiva è programmata entro settembre 2026.
La nuova legge elettorale, denominata Melonellum, è arrivata in Aula alla Camera dei Deputati, ma non senza polemiche. La seduta è stata temporaneamente sospesa dopo l’espulsione del segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha mostrato un maxi-facsimile della scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta”. Questo gesto ha scatenato un acceso dibattito, incentrato principalmente sulle liste bloccate, il meccanismo del premio di coalizione e l’obbligo per i partiti di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento del deposito del programma elettorale.
Dopo l’allontanamento di Magi, il politico ha dichiarato: “Credo che questa legge elettorale segni un colpo di Stato – mite e burocratico – ma un colpo di Stato”. Ha aggiunto che si sta accettando che il Parlamento diventi un organo eletto per trascinamento rispetto al capo. Anche il deputato Federico Fornaro ha commentato: “Avete provato a passare dalla porta principale con una proposta di riforma costituzionale che avete messo nei cassetti e allora provate a farla rientrare dalla finestra”.
All’interno della maggioranza, le opinioni sulle preferenze sono divise. Fratelli d’Italia, attraverso Giovanni Donzelli, ha annunciato l’intenzione di presentare un emendamento per reintrodurre le preferenze. Tuttavia, la Lega si è opposta, mentre Forza Italia ha espresso dubbi sulla questione. In commissione, il tema è stato in gran parte evitato per il rischio di risultati imprevisti in caso di voto palese, mentre il voto segreto potrebbe influenzare gli esiti.
Il testo attualmente in discussione prevede un sistema proporzionale con un premio di coalizione per chi supera il 42% dei voti, che comporterebbe l’assegnazione di 70 deputati e 35 senatori in più rispetto alla quota ordinaria, fino a un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Le liste, sia circoscrizionali sia quelle collegate al premio, sono bloccate, e sulla scheda l’elettore potrà votare solo il partito, senza possibilità di esprimere una preferenza per il candidato.
La maggioranza ha accelerato i lavori in commissione, lasciando decadere senza esame circa la metà degli emendamenti, con l’obiettivo di portare la discussione generale in Assemblea entro la fine di giugno. Si punta a ottenere il primo via libera nella settimana del 6 luglio, prima di passare al Senato, con l’approvazione definitiva programmata, salvo imprevisti, entro settembre.
Resta aperta la questione delle preferenze e delle modalità di voto. Se le opposizioni decidessero di abbandonare l’Aula durante le votazioni chiave, il centrodestra potrebbe trovarsi a votare con posizioni interne divergenti. Proseguono le audizioni e la discussione generale, con l’intento di arrivare alla votazione delle pregiudiziali e degli articoli nella prima metà di luglio.
Il contesto storico di questa riforma è significativo: dal 1948 al 1993, il Parlamento era eletto con un sistema proporzionale puro, ad eccezione della legge del 1953. Nel 1993 si passò al sistema misto noto come Mattarellum, e successivamente si tornò a un proporzionale con la legge Calderoli del 2005, che ha visto l’introduzione di liste bloccate e premio di maggioranza, in parte dichiarata incostituzionale nel 2014. A seguire, l’Italicum, anch’esso bocciato, e infine l’attuale Rosatellum del 2017. Un precedente storico che si richiama è la Legge Acerbo del 1924, che prevedeva un meccanismo di premio per la lista più votata.

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