In Breve
- Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel?
- Ha riorganizzato le importazioni, aumentando i flussi da Stati Uniti e Nigeria.
- Qual è stata l'aumento delle importazioni di jet fuel in Europa?
- Da 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 a giugno.
- Quali paesi hanno coperto la maggior parte delle importazioni europee di jet fuel?
- Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni.
La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sul mercato europeo del jet fuel, costringendo i fornitori a riorganizzare i flussi di approvvigionamento. A partire dalla fine di febbraio 2026, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la sua produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le importazioni europee di carburante per aviazione sono aumentate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 a giugno, un livello che è stato mantenuto anche a luglio. Prima dell’emergenza, l’Europa importava tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente tramite Hormuz. La chiusura dello stretto ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300.000 barili al giorno, creando una necessità urgente di rifornimenti alternativi.
Ad aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria nigeriana ha trasformato il paese in un fornitore sempre più rilevante per l’Europa.
Tuttavia, la sostituzione dei volumi provenienti dal Medio Oriente non è avvenuta senza difficoltà. Acquirenti in Europa, Asia e in altre regioni si sono contesi le forniture disponibili, costringendo le raffinerie europee a riallocare la produzione, con effetti evidenti sul mercato dei prodotti distillati. Nonostante l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante l’estate, la situazione ha rivelato una crescente vulnerabilità nel settore del diesel. Le importazioni di diesel sono diminuite da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio, e a metà agosto il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.
Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo e ad agosto le scorte dell’hub ARA risultavano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Attualmente, il prezzo del jet fuel supera i 1.300 dollari per tonnellata, con i prezzi a termine più elevati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, impattando sui costi di approvvigionamento e sui margini delle compagnie aeree.
Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, è probabile che la risposta arrivi dal lato dell’offerta, con possibili tagli di capacità durante l’inverno, periodo in cui la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.
