Economia

La crisi dell’acciaio in Canada: effetti dei dazi USA

Produzione di acciaio in Canada

In Breve

Quali sono le cause della crisi dell'acciaio in Canada?
La crisi è principalmente causata dai dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni di acciaio.
Qual è l'impatto dei dazi sulle esportazioni canadesi?
Le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti sono diminuite del 55% nei primi tre mesi del 2026.
Come stanno reagendo le aziende canadesi alla crisi?
Alcune aziende stanno investendo in nuovi impianti, mentre altre stanno chiudendo produzioni per ridurre i costi.

L’industria siderurgica canadese è attualmente in crisi, in gran parte a causa delle misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti. Il conflitto commerciale tra i due Paesi ha raggiunto un punto critico, con l’acciaio che si è rivelato il principale detonatore dei negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, portando a scontri aperti e a contromisure significative.

Il 8 settembre, il Canada ha attivato misure di ritorsione su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%. A un anno dall’introduzione della Section 232, che ha imposto dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti, l’industria canadese mostra segnali di forte sofferenza. La produzione d’acciaio in Canada è scesa del 15% a maggio rispetto all’anno precedente, con un calo progressivo annuo del 14%.

Le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un crollo, con una diminuzione del 31% nel 2025 e un calo drammatico del 55% nei primi tre mesi del 2026. Questo ha avuto un impatto diretto sulla produzione, contribuendo alla contrazione del settore. Tra le aziende più colpite, Algoma, che produce 2,2 milioni di tonnellate di acciaio, ha visto un forte calo dei suoi indici nazionali. Essendo esposta per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha anticipato la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in impianti a forno elettrico.

Le previsioni per Algoma non sono rosee: si attende un Ebitda negativo nel 2026, dopo un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo. Inoltre, il titolo ha perso circa il 30% del suo valore da maggio dell’anno scorso, con speranze di tornare al breakeven nel 2027 grazie all’avvio dei nuovi impianti.

Altre aziende, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando difficoltà simili. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo a metà dicembre. Ad esempio, l’acciaieria ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia e infrastrutture del Canada orientale, è rimasta sostanzialmente indenne, anche se ha chiuso un laminatoio a giugno per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo 150 milioni di dollari a trimestre.

Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua, grazie a contratti di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha orientato la sua produzione verso il mercato interno per colmare il vuoto lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, ma questo ha comportato una rinuncia agli alti margini precedenti, contribuendo alla maggiore volatilità e alla pressione sulla marginalità del gruppo americano.

Infine, nuove stratificazioni e vincoli, alcuni già varati e altri attesi a partire dal 2027, potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore. La crisi dell’acciaio in Canada è un segnale preoccupante non solo per l’industria locale, ma anche per l’economia globale, che continua a fare i conti con le ripercussioni delle politiche commerciali internazionali.

redazione

Autore della redazione di Prima Economia.

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