In Breve
- Qual è la produttività media delle imprese italiane?
- La produttività media italiana è di circa 64mila euro di valore aggiunto per addetto.
- Come influisce la dimensione aziendale sulla produttività?
- Le microimprese registrano i valori più bassi, mentre le aziende con oltre 50 addetti mostrano una produttività superiore.
- Quali sono le principali difficoltà nella crescita delle imprese?
- Le difficoltà includono la gestione del cambiamento, l'attrazione dei talenti e la complessità normativa.
In un contesto caratterizzato da digitalizzazione, sostenibilità e tensioni geopolitiche, le imprese italiane si trovano a fronteggiare sfide significative che richiedono risorse adeguate. La crescita dimensionale si presenta come una necessità per mantenere la competitività nel mercato globale.
Secondo recenti analisi, la produttività media italiana si attesta su circa 64mila euro di valore aggiunto per addetto, un dato che risulta storicamente inferiore rispetto ad altre principali economie europee. Tuttavia, questa media nasconde una realtà variegata a seconda della dimensione aziendale: le microimprese, con meno di dieci addetti, registrano i valori più bassi, mentre le aziende con oltre 50 addetti mostrano una produttività nettamente superiore. In particolare, le imprese con un numero di addetti compreso tra 10 e 49 superano persino la produttività tedesca.
Il predominio delle microimprese in Italia, che generano un valore aggiunto triplo rispetto alla Germania e impiegano il doppio degli addetti, contribuisce a deprimere la media nazionale. Se la dimensione media delle imprese italiane fosse paragonabile a quella tedesca, la produttività media salirebbe del 17%, superando così Francia, Germania e la media dell’Unione Europea.
Un’indagine condotta su quasi 140 aziende ha rivelato che i tassi di sviluppo più significativi negli ultimi cinque anni si sono concentrati nelle imprese di maggiori dimensioni. Infatti, quasi sei casi su dieci che segnalano stabilità dei ricavi appartengono a micro, piccole o medie imprese, mentre tra quelle che hanno registrato progressi superiori al 20%, sette su dieci appartengono a classi dimensionali superiori.
La crescita delle imprese si presenta spesso come un processo misto: il 37% delle aziende in espansione ha segnalato uno sviluppo sia organico che tramite acquisizioni. Tuttavia, le aziende che acquisiscono con successo tendono a farlo più di una volta, indicando una strategia ben definita.
Le difficoltà principali legate alla crescita organica riguardano la gestione del cambiamento organizzativo, l’attrazione e la retention dei talenti, il presidio manageriale, la scalabilità dei processi operativi e la complessità normativa e fiscale. D’altro canto, le aziende che crescono tramite acquisizioni affrontano sfide nell’identificazione dei target, nell’integrazione dei sistemi informativi e nella gestione post-operazione, inclusa l’integrazione culturale e manageriale.
Per garantire il successo delle operazioni di fusione e acquisizione (M&A), sono considerati fattori chiave la chiarezza strategica, la qualità del management, la capacità di execution e la solidità patrimoniale e finanziaria. Le complessità legate al salto di scala tendono a crescere più rapidamente del fatturato, rendendo essenziali le risorse finanziarie e, soprattutto, le risorse manageriali.
In particolare, nelle aziende familiari, è diventato insostenibile concentrare le decisioni esclusivamente nella figura dell’imprenditore. Aprire il capitale può rappresentare una strada per reperire risorse finanziarie e competenze, ma la scelta del partner deve essere valutata attentamente, considerando competenze, disciplina nei processi e network relazionale.
